Può sembrare una disputa tra esperti settore, ma le proposte dell’ETNO per il WCIT (World Conference on International Telecommunications) sono un’ottima sintesi (10 pagine) della definitiva trasformazione del settore delle telecomunicazioni.
L’oggetto del contendere è ormai quello noto, vale a dire la ridefinizione di alcuni assetti che (dal punto di vista ETNO) avvantaggiano i Content Provider e gli OTT a danno degli operatori tradizionali, che continuano invece a sostenere gli oneri maggiori per la realizzazione e la gestione delle reti di comunicazione.
Riconosciuto il definitivo primato del traffico dati rispetto alla voce (che diventa di fatto una delle possibili applicazioni) la sintesi della posizione è la seguente:
“The ETNO proposal calls for a new IP interconnection ecosystem that provides end‐to‐end Quality of Service delivery, in addition to best effort delivery, enabling the provision of value‐added network services, to both end‐customers and OTT players and content providers”.
E ancora,
“By endorsing the concept of “quality based delivery”, it will be possible to establish new interconnection policies based on the differentiation of the QoS parameters for specific services and types of traffic (not only on the “volume”), enabling new business models and implementing an ecosystem where operators’ revenues will not be disconnected from investment needs”.
Si ribadisce, infine, che l’approccio vuole rimanere “negoziale”,
Indeed, the ETNO proposal aims at creating the best enabling environment to foster commercial agreements based on QoS delivery and to avoid any regulations that can prevent the development of these agreements.
Come fa giustamente notare il @quinta perché allora non lasciare tutto questo alla normale negoziazione commerciale tra soggetti privati e appellarsi ad altri?
La risposta è probabilmente nella ricerca di endorsement e un messaggio ai regolatori per consentire che tutto questo accada senza vincoli asimmetrici.
In sintesi, liberi tutti o tutti regolati.
