La notizia del giorno nelle telecomunicazioni nostrane sembra la diatriba sul nome del nuovo progetto industriale nel mobile (BIP Mobile, ”bip” sul sito), capeggiato dal manager Fabrizio Bona, che violerebbe i diritti di proprietà industriale della società Business Integration Partners (“Bip” sul sito).
Chi lede chi? Tema appassionante per avvocati e esperti, ma la realtà è molto probabilmente quella che viene ricordata nella replica di BIP Mobile:
BIP Mobile è una start-up vocazionalmente orientata all’erogazione al pubblico di servizi di comunicazione mobile, debitamente autorizzata quale operatore di comunicazioni dal competente Ministero dello Sviluppo Economico. BIP offrirà i propri servizi ad utenti consumer e business in qualità di operatore mobile “ESP”. Il mercato di riferimento di BIP è, pertanto, completamente distinto da quello di Business Integration Partners S.p.A., che infatti (i) non è un operatore di comunicazioni autorizzato, (ii) rivolge la propria attività, per stessa affermazione dell’Amministratore Delegato, prevalentemente ad operatori di comunicazioni, (iii) non eroga alcun servizio al pubblico e (iv) non impiega né diffonde la propria denominazione sociale in associazione ad alcuna campagna pubblicitaria ed a nessun servizio rivolti al pubblico.
Diffide incrociate a mezzo stampa, errori di “indirizzo”, attese e paure per un nuovo operatore mobile che si ispira, almeno in parte, al modello Free francese.
La notizia è probabilmente quest’ultima.

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Non sono un legale, ma se il problema è nel nome il dubbio mi viene. A chi conosce BIP (nel senso di Business Integration Partners) il pensiero è venuto subito. Non c’è parere legale che tenga per abbattere la prima idea che viene in testa ….
Vedrai l’esito finale. Noi siamo del settore e possiamo quindi avere una visione parziale e distorta. Vincerà la retorica suggerita dai Principi del Foro