Niente paura, è solo un post, nessuna ambizione culturale.
Lo spunto viene dal famoso film “un delitto italiano” di Marco Tullio Giordana ritrasmesso ieri sera sulla 7 all’interno del ciclo Film Cronaca presentato da Enrico Mentana. Bel film documentario e interessante programma, a conferma il valore di TI Media che cambierà presto proprietario. La serata commemorativa, da medium di massa, non avrebbe però sicuramente entusiasmato il poeta “irregolare”, ma il punto è però un altro.
L’omicidio narrato, rimane uno snodo drammatico della storiografia degli anni ’70, passioni e eventi per i quali ognuno di noi ha certamente un’opinione definitiva. Per qualche oscuro motivo sono però andato a cercare i documenti giudiziari originali ed è emersa la vera forza dirompente di Internet.
“Io lo so”, tendiamo a pensare su molti fatti, non solo di cronaca.
Il racconto cinematografico ripercorre, abbastanza fedelmente, il processo di primo grado e sembra molto logico e razionale. Leggete la sentenza di primo grado e poi quella d’appello. Dieci minuti e scoprirete quello che fino a poco fa era riservato alle tristi aule dei tribunali.
Ecco un esempio tratto dalla sentenza d’appello che riprende puntualmente le considerazioni del primo grado e (sebbene con la colpevole lacuna dell’assenza di ulteriori indagini) ribalta la logica probatoria dei singoli indizzi. Illuminante esempio di logica giuridica applicata:
“… Attenta considerazione meritano poi, e soprattutto, la sproporzione fra le lesioni riportate da Pasolini e quelle riscontrate sull’imputato, la scarsità delle tracce di sangue di Pasolini sui vestiti di Pelosi, l’assenza di tracce di sangue di Pasolini sul volante e la presenza d’una traccia sul tetto dell’autovettura dal lato opposto a quello di guida, il rinvenimento di frammenti di due corpi contundenti sotto il corpo della vittima. Che questi elementi possano spiegarsi con l’ipotesi della partecipazione di più persone è indubbio; che ne siano indici sicuri e incontrovertibili è da negare … (omissis)”.
Inutile prendere posizione, ognuno può cercare la propria verità, colpe e omissioni. L’arte narrativa cinematografica è istinto e emozione, potenza delle passioni. La rete è il potere della razionalità.
Io sono.
